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  -  Artisti   -  Antonio Buonfiglio

“SENZA TITOLO”

2020,

110 x 150 cm,

Tecnica mista e grafite su tavola.

 

Forme concentriche e frammenti dalle geometrie dismesse dall’incarico della precisione costituiscono un altro sentiero di ricerca di Antonio Buonfiglio. Parafrasando la nozione di simbolo, promuove al contempo il controcanto del materico in virtù di un dialogo infinito sulla dimensione del tempo. Sulla tavola di base all’opera, l’artista sovrappone dei frammenti provenienti da centenarie tele di foderatura di note pale d’altare appartenute a grandi maestri quali Andrea Polinori e Gherardo delle Notti; li cuce e li rattoppa tra di loro come a voler ricombinare la temporalità del passato e offrir loro sopravvivenza laddove i segni dell’esistenza si manifestano o si mescolano al pigmento sovrastante. Tra vita data e vita perduta, si ricostituisce così un’antica genealogia che – dall’insieme di tracce passate e recenti – restituisce in ultimo il tempo dell’organico, del vivente, del deperibile, dell’umano. Eppure quest’ultimo, nell’infrasottile spazio tra la bidimensione e la tridimensione ormai indistinte, incontra il simbolo – tracciato a grafite – di quel paradigma temporale ciclico proprio di quell’ “eterno ritorno” che ha permesso ai frammenti ottocenteschi di ritrovarsi tra le mani dell’artista. Il riconoscimento della sempiterna presenza del suddetto paradigma nell’esistenza di tutti i viventi motiva allora la centralità della rappresentazione simbolica e la sua evidente visibilità laddove la grafite non indietreggia per forza di fronte al pigmento ma dal contrasto con esso trae invece vigore. In questo senso si costituisce una nuova laica icona del sacro giacché è un perfetto paradigma che incombe e si incarna nell’organico, e dunque “si misura” ad uomo. Il tessuto, di rimando, se in origine ha condiviso – e strutturato – (fisicamente e metaforicamente) la propria esistenza a contatto con i paramenti sacri, ora si riabilita nel circolare tempo terreno a promemoria d’arresto di quella linearità che contraddistingue gli attuali e affannati tempi veloci.

“OLD”

2011,

110 x 120 cm,

Mosaico.

 

Il mosaico Old, realizzato in collaborazione con la mosaicista Tiziana Mondini del Laboratorio Frammenti Art nell’ambito della mostra personale Light Textures del 2011 a cura di Marco Alfano presso l’Ex Chiesa di Sant’Apollonia (Salerno), è un inno alle possibilità espressive e percettive di diversi linguaggi artistici. Di fatto, a partire dall’opera originaria – che porta i segni di una tecnica mista su tavola a vocazione pittorica nonché il medesimo titolo, Antonio Buonfiglio tenta, con la versione in mosaico, la sua traduzione. La presenza delle impronte delle dita e del pigmento steso con l’aiuto di una siringa sui frammenti ricostituenti l’intera figurazione, nonché la loro disposizione mai perfettamente regolare quanto la loro colorazione, non soltanto mostrano nell’imperfezione la presenza dell’artista ma alterano continuamente il rapporto tra primo e secondo piano, riaccogliendo infine nel linguaggio contemporaneo la tradizione storica bizantina (nello specifico ravennate). La tangenza operativa si coglie infatti dagli incostanti colori e dalla scelta di disporre i frammenti secondo un’inclinazione diversa rispetto alla superficie – motivati dalla fattura a mano dei materiali. Ciò si voca alla stimolazione di continui bagliori che – emersi tra un continuo gioco di dentro e fuori dato dalle diverse altezze e grandezze delle pietre – concorrono ad impreziosire ulteriormente i pigmenti già utilizzati. Tale continua provocazione di variabili effetti percettivi restituisce infine l’essenza operativa dell’artista che fa del frammento un sigillo, un segno come chiave di passaggio tra un linguaggio e l’altro, a garanzia di una possibile e costante rigenerazione di senso: laddove nella versione pittorica si riscontra la presenza di carta antica a riduzione della bidimensione in favore della tridimensione, si assiste qui ad un rovescio della medaglia. Di fatto, in un primo momento, la pesantezza della pietra sfida la leggerezza del foglio, in un secondo – se osservata a distanza – la imita, e infine in un terzo la obbliga a riconsiderarsi nel materico.

 

 

“DUALISME” 

2021,

60h x 30 x 40 cm,

Ferro.

Da un modello in polistirene e da un accurato taglio al plasma, Antonio Buonfiglio dà vita a Dualisme, opera che già dal titolo introduce nella dimensione del binario. Eppure, lungi dal voler fondare quest’ultimo sulla distanza tra i contrari, nonostante la scultura in questione – a metà tra geometrico e organico, tra la perfezione e quell’imperfezione che motiva la prima – sembri raccontare un’opposizione, si rivela invece messaggera di un’imprescindibile coesistenza tra gli opposti giacché prendono vita da una stessa matrice, un medesimo insieme o forma compatta. Da qui, emerge comunque la necessità di ricavarne un negativo e un positivo che, seguendo la stessa ambivalente dinamica che fa accompagnare alla pesantezza materica del ferro la sottigliezza della grafia, presentano un’ancestrale figura, frutto anch’essa dell’alfabeto immaginativo dell’artista: una nuova icona dal profilo antropomorfo, “divisa a specchio” tra un dentro e un fuori, tra un pieno e un vuoto, tra un in sé e una sua proiezione. Un gioco di rimandi che supera la dinamica della traccia laddove è impossibile in ultimo cogliere un’unica matrice ma piuttosto è interessante osservare che le due parti siano l’una quella dell’altra. Questa compenetrazione, compresenza e coesistenza irrinunciabile delle parti di un Tutto nascondono forse inoltre, ad un secondo livello di lettura, il significato di quella morfologia in evidenza che, se da un lato mostra esplicitamente delle parti anatomiche, dall’altra sfugge in toto a qualsiasi nominalismo. Eppure, piuttosto che indagare cosa rappresenti nella sua fattezza, è necessario trascenderla nella dimensione del simbolo che dalla suddetta impossibilità ricava universalità e forza: tramite la scelta tecnica, la divisione a specchio e la morfologia racconta quella legge delle forze uguali e contrarie che animano la Vita.

 

 

ANTONIO BUONFIGLIO

 

Dopo gli studi presso l’Istituto d’Arte di Salerno e l’Accademia di Belle Arti di Napoli, si stabilisce a Francoforte dove lavora come grafico fino al 1996. Nel 2001 partecipa alla mostra Cantiere 39 a Todi (PG) e l’anno seguente tiene due mostre personali presso il “Gruppo Artistico Perseo” di Taormina e presso il Teatro Imperiali di Francavilla Fontana (Brindisi). Al 2003 risale la personale Kunst im Kreisehaus a Nordhorn (Germania) e la commissione al monumento Sintesi di equilibrio, oggi conservata nella Sede dell’Azienda Perugina della Mobilità a Perugia. L’anno successivo tiene altre tre personali: all’Istituto Italiano di Cultura di Stoccarda, presso l’Accademisch Medisch Centrum di Amsterdam e alle Cisterne Romane di Todi (PG). Quest’ultima città lo accoglie anche al contempo nella collettiva I maestri e i giovani nel piccolo formato. Sempre nel 2004 partecipa a delle esposizioni con gli artisti della Galleria Arts Place di Amsterdam con i quali, l’anno successivo, organizza una mostra nella città di Todi sotto il patrocinio dell’Ambasciata dei Paesi Bassi. Nel 2006 espone le proprie sculture nella personale Insideout presso la Necropoli del Crocifisso del Tufo ad Orvieto e presso la Biblioteca di Villa Mercede di Roma per la rassegna “Ateliers d’artista”. Al 2007 risalgono invece la mostra a Palazzo della Corgna a Città della Pieve e la collettiva Terra di maestria a Villa Fidelia di Spello (Perugia). Nel 2009 espone alla Galleria Selective Art di Parigi – in cui tornerà nel 2012 con la personale Au del de la couleur. Lo stesso anno realizza il manifesto per il Todi Arte Festival durante il quale tiene una personale di sculture dal titolo Light Metal, di cui l’introduzione al catalogo si deve a C. B. Pepper, marito di Beverly Pepper, artista con cui Buonfiglio collaborò dal 2002, parallelamente alla collaborazione con l’altro maestro, Bruno Ceccobelli.

Tra il 2010 e il 2011 partecipa a diverse collettive: Note d’artista presso il Palazzo del Vignola di Todi, Fiocchi di neve a Reggio Emilia, Kermesse di mezza estate ad Oria (BR) e Intersezioni auree nell’Ex Chiesa S.Apollonia a Salerno. Presso quest’ultima, nel 2011, terrà anche la personale Apollonia atelier mentre è del 2010 la personale presso la Galleria  Palazzo Morelli di Todi.

Nel 2015 espone nella personale organizzata dall’ ART IN’GSTAAD GALLERY con la quale parteciperà, l’anno successivo, alla fiera d’arte KUNST ZURICH. Nel 2017 partecipa con l’imponente scultura No more al Festival Internazionale “Diritti a Todi – Human Rights International Film Festival”, esposta in Piazza del Popolo (Todi). L’anno dopo è presente alla collettiva Tempo liberato a cura di GMGProgettoCultura e Francesca Romana Pinzari a Palazzo della Penna (PG) .  Nel 2019 partecipa alla collettiva La via del lino. Artisti e artigiani sperimentano insieme il Lineoleum a Palazzo di Primavera (Terni) mentre nell’estate dello stesso anno espone allo Spazio Thetis nell’ambito della Biennale di Venezia. Tra il 2019 e 2020 è presente a Palazzo dei Priori di Narni per il Narnia Festival. Infine, al 2020 risale la partecipazione alla collettiva La casa dell’angelo. Cinque artisti per Ugo Marano a cura di Marco Alfano presso il Complesso Monumentale dello Spirito Santo di Pellezzano (SA).

Contemporaneamente all’attività di artista, Buonfiglio si è occupato anche di importanti restauri scultorei. Al 2002 risalgono infatti quelli del Monumento ai Caduti di Abissola Marina e de Gli amanti antichi di Leoncillo; al 2007 quello di una scultura in ferro di Arman, conservata nel Giardino di Daniel Spoerri di Seggiano (Grosseto).

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